Amanuense: l’arte della scrittura di una figura storica affascinante

Qual è il significato e la storia dell'amanuense? Figura storica fondamentale per l'antichità, ha un fascino straordinario, dettato dalla grande abilità nell'arte della scrittura.

0
275
La figura affascinante dell'amanuense
Chroniques de France et d'Angleterre, Book II, caption: "The Peasants' Revolt", British Library

Tra i mestieri più antichi nella storia dell’uomo, quello dell’amanuense conserva agli occhi dell’uomo moderno, un fascino straordinario. Secoli prima del rivoluzionario avvento della stampa, e molti anni addietro rispetto all’era digitale, l’utilizzo della scrittura era affidato allo scriba, servus a manu, come definito dai romani. Gli scribi erano liberti che avevano il compito di ricopiare i testi dell’antichità. Nel corso del tempo, però, il lavoro passò nelle mani dei monaci amanuensi e fu grazie a questa lunga opera di trascrizione, che fu possibile conservare opere scritte di inestimabile valore. Si tratta di testi greci e latini, testi di grandi storici, poeti, naturalisti e matematici che, altrimenti, si sarebbero persi.

L’arte della scrittura dell’amanuense

Durante i secoli, i monaci fecero “dell’arte della scrittura” una vera e propria attività. Spesso erano proprio loro a modificare i contenuti degli scritti in chiave cristiana. Svolgevano un lavoro di copiatura lungo e impegnativo, all’interno dello scriptorium, una sala spaziosa e molto illuminata, collocata all’interno del monastero.

Qui i monaci trascorrevano molto tempo e ad ognuno di loro era affidato un compito. Gli scriptores si occupavano della lisciatura della pergamena, mentre gli amanuensi trascrivevano il testo.

Il manoscritto da copiare veniva collocato su un leggio e il monaco amanuense, dopo aver appoggiato il foglio di pergamena su un piano inclinato, incominciava la riproduzione del testo, avendo molta cura nella riproduzione dei caratteri.

Le miniature dei monaci amanuensi

Fu nel Medioevo che si svilupparono diverse scritture come l’onciale, la semionciale, la carolina, la beneventana e la famosissima scrittura gotica minuscola libraria. I volumi, poi, dopo essere stati copiati dagli amanuensi, erano controllati sul piano grammaticale e ortografico dai correctores.

Il “tocco finale” era realizzato dai miniatori. Veri e propri artisti, si dilettavano nella realizzazione di piccole opere d’arte. Un lavoro certosino citato anche dal grande letterato Dante Alighieri, nell’undicesimo Canto del Purgatorio: «quell’arte ch’alluminar è chiamata in Parigi».

Miniare: dare luce alla pagina

In francese, appunto, si parla di “enluminure”. Un termine che come il suo parallelo inglese “book illumination”, fa pensare ad una derivazione dal latino inluminare, che significa dare luce.

Nel Medioevo, infatti, era frequente l’utilizzo di colori puri e luminosi, ai quali si aggiungeva l’utilizzo di lamine d’oro e d’argento che donavano una forte brillantezza. L’arte del miniare inondava di luce la pagina grazie a questi elementi, e probabilmente, all’abitudine di cambiare coloranti organici con allume di rocca per renderli insolubili.

LEGGI ANCHE: GIUSEPPINA DI BEAUHARNAIS, LA BELLA CREOLA MOGLIE DI NAPOLEONE

Significato di miniare

Solitamente i miniatori, che nel termine italiano conserva la derivazione da minium, il colore rosso delle iniziali dei manoscritti, decoravano la prima lettera della parola attraverso iniziali semplici, filigranate, decorate, vegetali, figurate, calendoscopiche, abitate e istoriate.

I testi miniati giunti fino a noi sono tantissimi. Tra quelli più interessanti  a carattere religioso ci sono i Vangeli di Saint-Médard di Soisson, i Vangeli dell’Incoronazione, i Vangeli di Ottone III, il Salterio di Winchester. Da citare sono anche i famosissimi Exultet di Bari e Troia. Celeberrimo è poi il De Arte venandi cum avibus redatto da Federico II di Svevia.

Riproduzione riservata

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked

Accetto i Termini e le Condizioni sulla Privacy Policy