Champollion e la Stele di Rosetta: storia di un incontro straordinario

La storia di Champollion e la Stele di Rosetta, è uno dei temi storici più appassionanti dell'Ottocento perché da questo incontro straordinario, si giunge alla riscoperta della civiltà egizia. Grazie a Jean François Champollion, la scrittura con geroglifici non è più avvolta dal mistero!

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Storia di Champollion e la Stele di Rosetta, ora al British Museum
Champollion e la Stele di Rosetta, un incontro straordinario

Quello fra Jean François Champollion e la Stele di Rosetta è uno di quegli incontri intrisi di fascino e straordinarietà. Lui, archeologo ed egittologo francese; lei, una stele in granodiorite, scoperta nel 1799, ai tempi della spedizione di Napoleone Bonaparte in Egitto. Sembrano i protagonisti di una storia d’amore; prima l’incontro fortuito, poi gli sguardi intensi e infine la scintilla. Poco importa se di mezzo c’è qualcun altro. A tentare di decifrare le iscrizioni della Stele di Rosetta sono in molti e ci prova anche lo scienziato britannico Thomas Young. Il merito, però, va a Champollion, il quale presenta per primo all’Accademia delle iscrizioni e delle belle lettere di Parigi, la tavola di corrispondenza delle scritture ieratica, geroglifica e demotica, cambiando il corso della storia con una scoperta eccezionale. Champollion e la Stele di Rosetta, sarà un binomio ricordato come eccezionale, per tutti gli anni a venire.

Geroglifici misteriosi

Nel periodo della spedizione di Napoleone Bonaparte in Egitto (siamo nell’ultimo scorcio del XVIII secolo), nessuno è capace di interpretare i geroglifici. Leggere quei segni arcani redatti su papiri e iscrizioni, è diventato impossibile dalla conquista araba del 639 dopo Cristo.

L’invasione ha gettato le fondamenta dello stato musulmano, provocando un radicale mutamento di religione, costumi e lingua della terra dei Faraoni. Così, l’antica scrittura egiziana è rimasta sepolta sotto una pesante coltre di silenzio. Muta e affascinante allo stesso tempo.

Scoperta della Stele di Rosetta

Il desiderio di squarciare quel velo di mistero che la rende indecifrabile, arriva quando Bouchard, ufficiale del genio del corpo di spedizione del generale Bonaparte, fa una scoperta sconvolgente. Porta alla luce una pietra con iscrizioni in tre lingue antiche. Subito si ipotizza di avere a disposizione una traduzione della lingua geroglifica.

Né Bouchard né gli studiosi al seguito della spedizione, però, sono in grado di interpretare la scrittura. Speranze ed entusiasmo, svaniscono poco dopo con la disfatta militare francese. La pietra di Rosetta, infatti, viene trasportata dagli inglesi come trofeo, al British Museum.

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Storia di Champollion e la Stele di Rosetta

Jean François Champollion

La prontezza di fare delle copie, però, consente al francese Jean François Champollion di cimentarsi nello studio del testo della Stele di Rosetta. Lui, che aveva una naturale propensione per le lingue, a vent’anni già padrone di persiano, sanscrito e cinese, è destinato a cambiare il corso della storia. Non con il sibilo della spada. E neppure ponendosi alla testa di un’armata. Solo grazie a genio e passione che gli permettono di analizzare attentamente quel testo.

Il 14 settembre 1822, perviene all’esatta traduzione della Stele di Rosetta. La chiave di lettura sta nel riconoscimento dei geroglifici come un sistema complesso, una scrittura allo stesso tempo figurativa, simbolica e fonetica. È questa straordinaria intuizione, a riportare alla luce una grande civiltà, con le sue attraenti credenze e la sua saggezza.

Dov’è la Stele di Rosetta

Dov’è la Stele di Rosetta adesso? Ormai da decenni, il prezioso manufatto in granodiorite arricchisce la collezione del più famoso museo britannico, nonostante le continue pressioni da parte egiziana per ottenerne la restituzione. La Stele di Rosetta nella stanza del British Museum (la numero 4), sotto lo sguardo vigile dell’imponente busto di pietra del faraone Ramesses II, ricorda a tutti i visitatori, l’emozionante scoperta di Champollion. Un evento che ha squarciato il pesante velo di mistero che aleggiava sulla grandiosa civiltà egizia, rendendone possibile la riscoperta. La Stele di Rosetta a Torino, nelle sale del Museo Egizio, è una copia della pietra storica.

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