Letture classiche d’agosto, storie e poesie senza tempo ispirate all’estate

Da Shakespeare a D'Annunzio, ci sono letture classiche d'agosto di una bellezza intramontabile. Il piacere dato dal periodo estivo, è raccontato attraverso frutti succosi, sogni stranissimi, tonalità aranciate dei raggi del sole. Libri classici da leggere ad agosto raccontano anche di scoperte eccezionali.

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Letture classiche d'agosto, storie e poesie intramontabili
Racconti e poesie fra le letture classiche d'agosto, Adobe Stock, © WavebreakmediaMicro

Le letture classiche d’agosto sono storie e poesie senza tempo, che non profumano di carta nuova né mostrano una stampa perfetta. Forse giacciono nascoste in fondo alla libreria. Invecchiate di giallo e pressate fra le altre pagine di libri di scuola. In questi volumi dimenticati ormai da anni, vengono custoditi versi meravigliosi. Sono testi che emozionano sempre. Nonostante il passare degli anni. Ci sono poesie classiche d’agosto che portano la firma di Gabriele d’Annunzio. Racconti di scoperte fanciullesche in paesi di campagna. Ma anche visioni oniriche indimenticabili.

La bellezza delle letture classiche ispirate al mese di agosto

Di letture classiche d’agosto da custodire gelosamente, ce ne sono davvero tante nella letteratura italiana. Ma in particolare alcune, sanno muovere come poche altre, le corde dell’anima, trasportando con la forza delle parole, nell’atmosfera tipica del periodo estivo.

Vespro d’agosto di Gabriele D’Annunzio

Vespro d’Agosto è la breve lirica di Gabriele D’Annunzio, che odora di mare e salsedine. Poeta geniale persino a sedici anni, compone nel 1880 questo incantevole vespro, colorandolo dei toni aranciati dell’ultimo sole.

Lo impregna della fragranza penetrante del mare. Lo anima, con una canzone impetuosa che parla d’amore e di viole.

Tutto comincia con la vista di sette paranze che rientrano nel porto canale a vele spiegate. Riducono la loro velocità piano piano, fino ad arrestarsi. Sembrano quasi stanche al calar del sole, reduci dalle buone pesche.

Le vele triangolari s’illuminano di bianco, rosso e giallo. Con calma si afflosciano. Al loro fermarsi, però, fa da contraltare il volo, allegro, delle rondini.

L’eco, Massimo Bontempelli

Protagonista delle più belle storie classiche estive, è anche L’eco, di Massimo Bontempelli. Il periodo più caldo, in questo caso, è la stagione propizia alle scoperte.

In un paese di montagna in cui villeggia assieme alla famiglia, il protagonista assiste a qualcosa di prodigioso. L’incredibile avventura lo sorprende ancora fanciullo. Dalle cime misteriose, dopo ogni sua parola, proviene una voce sconosciuta che dapprima lo lascia sgomento. Poi lo incuriosisce. Infine lo eleva ad una consapevolezza maggiore.

Le risposte restituite dalla montagna, lo affacciano per la prima volta al Mistero e gli offrono un’importante nozione di intangibilità e incollocabilità di Dio.

Sogno di una notte di mezza estate, William Shakespeare

Classica e indimenticabile, è la visione onirica di William Shakespeare in Sogno di una notte di mezza estate. Si tratta di uno degli immancabili libri da leggere ad agosto, da sfogliare ancora e ancora, finché non si è sazi del talento di questo drammaturgo.

La più famosa commedia del poeta inglese, comincia con i preparativi delle nozze fra Ippolita e Teseo. La trama poi si fa intricata con un miscuglio di amori non corrisposti, incantesimi maldestri e incontri mostruosi nel bosco.

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Sugli alberi, Scipio Slataper

Fra le letture classiche d’agosto, non si può evitare di menzionare il testo di Scipio Slataper. Lo sguardo dei patriota triestino autore de Il mio Carso, si sofferma sui sapori e la bellezza dei momenti estivi.

Nel racconto Sugli alberi, il giovane Scipio Slataper descrive con il vigore della lingua parlata, il piacere di affondare i denti nei frutti succosi. Di agganciarsi alle frasche più alte degli alberi, per cogliere gli ultimi rimasti. Quelli scartati dagli uccelli perché nascono lì dove hanno paura di andare.

La sua estate, è anche quella trascorsa fra i rami dei cipressi, per nascondersi dall’amico che deve stanarlo.

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